レジュメの11番で、改革のひとつとして1音節に1音がつけられるようになったとありました。その意義や、この改革によって目指したところは?

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La “Riforma” di Calzabigi e Gluck è centrata sulla necessità di ritornare ad uno svolgimento coerente e credibile dell’azione drammatica.
Le deformazioni che i cantanti apportavano ai testi e alle vicende narrate (con i loro incontrollabili virtuosismi) aveva snaturato il melodramma e la sua natura originaria di “narrazione cantata”.
Lo stile di canto sillabico (una nota per ogni sillaba, quindi molto vicino alla lingua parlata, dove noi emettiamo un suono per ciascuna sillaba) è un punto importantissimo di questa “Riforma”, perché impedisce al cantante di deformare il testo allungando all’infinito le vocali su cui realizza i propri abbellimenti.
Come spesso accade, le “riforme” sono un ritorno al passato. Lo diceva anche Giuseppe Verdi: “facciamo del nuovo: torniamo all’antico”

Il canto sillabico era stato un tratto distintivo del primo melodramma a Firenze (ed anche a Roma). Perché si trattava di recuperare lo spirito antico (ancora una volta il passato!!) della tragedia greca.
Al tempo di Gluck (intorno al 1750), questa tradizione del canto sillabico non era scomparsa, ma sopravviveva, con grandi risultati, nel melodramma francese che, non a caso, si definiva “tragedia lirica” (tragédie lyrique) e, proprio perché “tragedia” utilizzava il canto sillabico declamato.
Proprio in Francia Calzabigi aveva lavorato negli anni precedenti alla “Riforma” viennese.
Il suo tentativo (insieme a a Gluck) è stato quello di coniugare la compostezza espressiva (con il canto sillabico) della tragedia lirica francese, con la forza melodica del canto italiano e la ricchezza timbrica della musica orchestrale settecentesca che Gluck ereditava da Vivaldi, Händel, Quantz e Sammartini.

Quindi, possiamo dire che il canto sillabico, pur antichissimo, ritrova, in vari momenti, nuove espressioni, calibrate sul gusto dei luoghi e delle epoche in cui risorge con tutta la sua intensità.

◆https://www.deepl.com/translatorを使って大まかな意味をつかむこともできます。

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