Ci sono anniversari poco o per niente celebrati, soprattutto in Italia.
Musicisti che scivolano nell’ombra o vengono spinti nell’oblio da figure dominanti di familiari celeberrimi.
E’ questo il caso di Johann Georg Leopold Mozart, nato esattamente 300 anni fa (il 14 novembre 1719 ad Augusta) e da sempre ricordato solo per aver generato e “costruito” la genialità del figlio Wolfgang Amadeus.


Pietro Lorenzoni, Ritratto di Leopold Mozart (1760 ca.). Salzburg, Birthplace of W. A. Mozart.

In questo ritratto, vediamo un uomo fiero e, certamente, consapevole del proprio successo.
Direi che “tiene in mano” la propria fortuna: in senso materiale… Quel libro che ci mostra è il suo Versuch einer grundlichen Violinschule (Metodo per una approfondita scuola di violino)
, manuale di rifermento per tutti i violinisti, tradotto in moltissime lingue e ancor oggi “croce e delizia” di tanti studenti.


Frontespizio della Violinschule di Leopold Mozart (Augusta, 1756).

Dunque, siamo di fronte a un uomo celebre, musicista eccellente; capace di grande influenza caratteriale e stilistica verso i propri figli, tanto Wolfgang quanto Maria Anna.
Il 1756 è anno di gloria, per Leopold. La pubblicazione della Violinschule coincide, meravigliosamente, con la nascita di Wolfgang Amadeus.
La fama che merita l’ottimo Leopold come Vicemaestro di Cappella, la sua carriera encomiabile di insegnante e concertista saranno messe in crisi, di lì a pochi anni, dalle grazie incontenibili del divin fanciullo. 


Ritratto a stampa di Mozart a 7 anni, con citazione tratta  dall’Inno a Ermes di Omero. Vienna, Mozarthaus

Leopold lottò contro tutto e contro tutti (compreso l’Arcivescovo di Salisburgo) per offrire il giusto risalto internazionale alle doti dei due figli. In quel periodo, ogni corte o salotto aristocratico favoleggiava di questi due enfants prodiges. La tournée più importante delle famiglia Mozart durò ben tre anni (1763/1766), toccando tutti i principali centri musicali europei. Seguirono altri tre viaggi in Italia, sempre organizzati da Leopold tra 1769 e 1773, con risultati immancabilmente straordinari.
Dietro tale nomadismo infantile, molti hanno visto uno spirito vessatorio e interessato da parte di Leopold. Certo, paragonati alle protezioni odierne che offriamo all’infanzia, questi lunghi spostamenti sembrano schiavizzanti. Ma, dietro la fermezza di Leopold, possiamo intravedere una profetica lungimiranza.
Grazie a questi grands tours, non solo Wolfgang fu conosciuto ovunque, ma, ancor più, conobbe chiunque! Soprattutto, incontrò i più grandi musicisti del proprio tempo (con cui spesso rivaleggiò), costruendo, così, il proprio stile sapientemente sincretico.


Johann Nepomuk della Croce, Ritratto della famiglia Mozart (1780 ca.). Salisburgo, Internationale Stiftung Mozarteum

Leopold era un conservatore. Attento, come molti padri, a contrastare le rivoluzioni dei figli.
Con Nannerl ebbe gioco facile: lei si sposò con il Barone Johann Baptist von Berchtold zu Sonnenburg (nientepopodimeno!), dismise ogni ambizione concertistica (ma fu una stimata insegnante di pianoforte) e visse fino alla bella età di 78 anni: più del doppio del fratello.

Decisamente peggio gli andò con Wolfgang (per nostra fortuna…).
Stili musicali, ambienti di lavoro, il matrimonio con la disprezzata (da Leopold e Nannerl) Costanze Weber: tutto sembra separare definitivamente Wolfgang dal genitore.
Eppure….
Guardando bene, negli aspetti più intimi e costitutivi della psiche, i due rimasero legatissimi. Per sensibilità, per stima e per profonda consonanza di credo spirituale.
Consideriamo la corrispondenza epistolare ininterrotta fra Wolfgang e Leopold, l’ affiliazione alla massoneria nella stessa Loggia, le opinioni professionali scambiate senza peli sulla lingua (Wolfgang ne aveva proprio pochi…).
Tutto certifica la grandezza, burbera e benefica, di questo padre; il suo agire in perfetta buona fede per la opportuna riuscita del figlio geniale. Ma fra i due, non piccolo particolare, divergeva proprio il senso dell’Opportuno: per Leopold opportuno appariva il presente, per Wolfgang quel Futuro di cui si fece oracolo. E, se è vero che “Nessuno è profeta in patria”, qui vale anche “Nessuno è profeta in casa”.


Lettera di Wolfgang al padre in cui annuncia il proprio licenziamento dal servizio dell’Arcivescovo di Salisburgo, principe Colloredo

Leopold morì il 28 maggio 1787 a Salisburgo. Poche settimane dopo, Wolfgang inizia la composizione del Don Giovanni, dove, manco a farlo apposta, la vicenda ruota attorno alla Morte di un Padre (il Commendatore). Per il Commendatore (o meglio, per la sua apparizione spiritica sotto forma di Statua), Wolfgang inventa la Musica futura. Nel IV atto, il monito della Statua “Non si pasce di cibo mortale / chi si pasce di cibo celeste”, per la prima volta nella storia, apparecchia tutti i dodici suoni dell’ottava nella stessa frase musicale. Di questi, ben dieci sono nel canto del Commendatore (gli altri due ai violoncelli e contrabbassi): un cromatismo che parla veramente di altro “cibo sonoro”.
Un Padre morto, uno Spirito dell’Oltretomba, una musica mai prima ascoltata. Coincidenze fortuite?


Alexandre-Evariste Fragonard, Don Giovanni e la Statua del Commendatore (1830 ca.). Grasse, Musée Fragonard.

Possiamo sognare un recondito omaggio a Leopold, proprio nell’opera più “eversiva” di Wolfgang?
Direi di sì, visto che nel sogno risuonano anche le parole di questa intimissima lettera: “Essendo la morte (a voler ben guardare) il fine ultimo della nostra vita, da un paio d’anni mi sono a tal punto familiarizzato con la più vera e migliore amica dell’uomo, che la sua immagine non solo non ha più nulla di spaventoso per me, ma mi infonde molta tranquillità e conforto! E ringrazio il mio Dio d’avermi concesso la fortuna di procurarmi l’opportunità (Ella m’intende) d’impararla a conoscere come chiave della nostra felicità.”
Frasi illuminate, vergate da Wolfgang alla notizia dell’aggravarsi delle condizioni di Leopold. Frasi segrete e toccanti: ci dipingono l’imponente statura umana e professionale di quel padre che nutrì nel figlio la voce che a lui mancava. La voce del genio visionario.


W.A. Mozart, Don Giovanni. Atto IV, Scena della Statua. Basso: Martti Talvela. Orchestra del Teatro Nazionale di Praga. Direttore: Karl Böhm.

Un caro saluto e arrivederci alla prossima chiacchierata.
Carlo Boschi
blog@lemuse.or.jp

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