Proverbio antico: “Il diavolo è nei dettagli”.
Ma come sono divini, a volte, quei dettagli……
Da un po’ di tempo, mi sono fissato con Le nozze di Figaro. E più mi addentro in questo capolavoro, più mi rendo conto di quante sottigliezze del testo di Beaumarchais, Le mariage de Figaro, si siano valorizzate attraverso il genio di Mozart e Da Ponte


Frontespizio del libretto de Le nozze di Figaro. Vienna, 1786

Una di queste sottigliezze brilla nel terzo atto, quando Figaro si trova intrappolato dai raggiri del Conte d’Almaviva e rischia un catastrofico matrimonio con Marcellina.
Ne nasce un concitato recitativo a cinque (“E’ decisa la lite”), dove le battute fra Don Curzio, Marcellina, Figaro, il Conte, Bartolo si succedono a raffica.
L’ultima risorsa per salvarsi, Figaro se la gioca rievocando dei “nobili parenti”. Un po’ tipo: “lei non sa chi sono io!…”
Da qui, per gradi, si apprende che Figaro è “gentiluomo”: fu rapito in tenera età e spogliato dell’ “oro, le gemme e i ricamati panni, / che ne’ più teneri anni / mi ritrovaro addosso i masnadieri”.
Serve una prova inconfutabile della “nascita illustre”? Eccola: è “questo al mio braccio impresso geroglifico”, dichiara Figaro.
Prima ancora di vederlo, Marcellina ne indovina il soggetto: “Una spatola impressa al braccio destro…”
E la musica di Mozart, in questo botta e risposta, rimane sospesa su un accordo di settima che, non a caso, risolve solo sulle parole di Marcellina “Oh Dio! E’ egli!”. Segno del riconoscimento, della ricongiunzione familiare: Figaro è figlio della temuta sposa Marcellina e del suo amante Bartolo.  L’incesto è scongiurato!


Bozzetti per costumi de Le nozze di Figaro

La scena è presente, quasi identica, nella commedia Le mariage de Figaro.
E allora viene da chiedersi: perché sul braccio di Figaro bambino c’è impressa (cioè tatuata) proprio una spatola?

Un passo indietro.
Beaumarchais era massone. Come Mozart, che era stato iniziato nel dicembre del 1784: un anno prima di iniziare a comporre Le nozze.
Nei riti massonici, la spatola è uno dei simboli centrali, insieme al compasso, alla squadra e al martello. Tutti strumenti che rimandano all’origine stessa del termine Massoneria: il francese maçon, nel senso di “muratore”, costruttore di nuovi equilibri. Esteriori ed interiori.


Medaglia con simboli massonici, tra cui la spatola.

Lo conferma , Antonello Sebastiani che, nel suo libro Simbolismo e linguaggio segreto nella tradizione massonica, definisce la spatola come “strumento neutro, equilibrante”.
E cosa realizza Figaro nella commedia? Ristabilisce, insieme alla femminile sapienza di Susanna, gli equilibri degli affetti. Ristabilisce l’equilibrio perfetto: quello dell’Amore.
“Questo giorno di tormenti, / di capricci e di follia, / in contenti e in allegria / solo amor può terminar”, cantano tutti nel finale.

Il tatuaggio della spatola, quindi, diventa determinante nella rappresentazione. Figaro è “predestinato”: superando prove su prove, in questa “folle giornata”, raggiunge la definitiva unione con Amore/Susanna. Un precursore comico del Tamino del Flauto magico.

Spatola placcata in oro, con simboli massonici

Forse per questo Figaro ci dice: “Son gentiluomo…”. Non ci dice “marchese”, “barone”, “conte” o altro. Gentiluomo è uomo “gentile”, nel senso antico di “libero”.
E, secondo la massoneria (e secondo Mozart), proprio nella libertà si realizza la vera nobiltà, quella che non viene da discendenza, ma da “ascendenza” per qualità interiori coltivate.

Ecco, quindi, che la spatola, umile attrezzo operaio, si fa simbolo di una nobile virtù, di una fratellanza che accomuna Figaro a Mozart, a Beaumarchais e all’imperatore d’Austria, il massone Giuseppe II. Proprio quell’imperatore che, guarda caso, ritirò la censura sul Le nozze dopo aver ascoltato l’opera in privato e parlato a lungo con Da Ponte.
Come recita il Conte d’Almaviva nel testo di Beaumarchais: “amante, poeta e musicista sono tre titoli di indulgenza per tutte le follie…”
E noi qui, a goderci queste divine follie. Nei particolari😀


“E’ decisa la lite” (audio). Direttore, Nicolaus Harnoncourt

Un caro saluto e alla prossima chiacchierata.
Carlo Boschi
blog@lemuse.or.jp

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