In questo 2019 si accavallano celebrazioni di compositori e interpreti famosi: Offenbach, Berlioz, Leoncavallo, Clara Schumann, Leopold Mozart e Adelina Patti.
Ecco: Adelina Patti…… Quella che già a 18 anni trionfa al Covent Garden di Londra, come Amina ne La Sonnambula di Bellini. Quella che troviamo citata nei romanzi dei grandi scrittori del suo tempo (Wilde, Tolstoj, Zola, Conan Doyle, Verne). Quella che Offenbach (auguri a lui a 200 anni dalla nascita!) immortala ne La vie parisienne: “Je veux, moi, dans la capitale / Voir les divas qui font fureur / Voir la Patti dans Don Pasquale” (“Voglio, nella capitale, / ascoltar dive di grido / e la Patti in Don Pasquale”).Una figura mitica che Verdi non esitò a definire, nel 1877, “la migliore soprano che io abbia mai conosciuto, una stupenda artista”.
Ma nel mito, si sa, gli dei agiscono anche in forme eccentriche, egoiste, eversive. E Adelina non fece eccezione.


Adelina Patti a 16 anni, nel ruolo di Lucia, in Lucia di Lammermoor. Foto di Camille Silvy, 1860.

La  Vanità, sovrana nell’Olimpo e sulla Terra, fu lo spirito-guida di Adelina Patti. La sua vita si può paragonare a quella di una regina, con romantico conflitto fra passioni e interessi. Il primo marito, ad esempio, la rovinò con un divorzio che le costò metà del patrimonio. Ma Adelina era innamorata e il cuore ebbe la meglio: sposò in seconde nozze il tenore francese Ernest Nicolas (in arte, Ernesto Nicolini). Con lui girò il mondo, confondendo scena e vita, ruoli drammatici e quotidianità: insieme sul palcoscenico e nella loro burrascosa relazione.


Il tenore Ernesto Nicolini, in una stampa di August Weger, 1860 ca.

All’apice della carriera, i suoi compensi erano favolosi e pagati rigorosamente in contanti. La Patti aveva un pappagallo, a cui aveva insegnato ad urlare “Cash! Cash! Cash!” alla vista di Mapleson (il più grande impresario del tempo).
Poteva accontentarsi di una casa, di una villa, di una sontuosa residenza, la diva del secolo? Certo che no…. A 35 anni acquista un Castelletto nel cuore dell’amato Galles. Nel giro di qualche anno lo trasforma in una sontuosa reggia, con 40 domestici, tanto di giardino d’inverno e teatro privato da 150 posti. Costo dell’operazione: l’equivalente di 20 milioni di euro odierni!!


Il Castello di Craig-y-Nos

L’inaugurazione del teatro avvenne il 12 luglio 1891, con ospiti del jet set internazionale e giornalisti da tutto il mondo. Accompagnata dalla Swansea Opera Company, Adelina Patti interpretò brani da La traviata di Verdi e dal Faust di Gounod. Per la cena, servita nel giardino d’inverno, furono stappate 450 bottiglie di champagne. Il teatro è ancora oggi attivo e conserva uno dei pochissimi retroscena originali del periodo. Il sipario, anch’esso intatto, raffigura la Patti su un carro trionfale, in vesti di Semiramide. A memoria dei suoi universali successi nella Semiramide di Rossini.


Il Teatro del Castello

Nel castello di Craig-y-Nos (Rupe della Notte), la Patti si ritirò negli ultimi anni. Non smise mai di salire in scena. Non smise mai di amare se stessa.
Nel 1905 la Gramophone & Typewriter Company le propose di registrare alcuni brani, in uno dei primi esperimenti discografici. Quando la Patti riascoltò la propria voce (nettamente inferiore ai fasti precedenti) cominciò a lanciare baci nell’imbuto del grammofono, esclamando: “Ah! Mio Signore! Ora capisco perché sono la Patti! Oh sì! Che voce! Che artista! Capisco tutto!”

Adelina Patti: “Ah, non credea mirarti” da La Sonnambula di Vincenzo Bellini. Registrazione del 1906 (audio restaurato da Ward Marston)

Sovrana fin oltre la vita, Adelina Patti impose, nel testamento, di essere sepolta a Parigi, accanto a Gioachino Rossini, nel cimitero del Père Lachaise. Quello stesso Rossini che, appena diciottenne, la ascoltò eseguire “Una voce poco fa”, da Il Barbiere di Siviglia. La Patti fiorì l’aria con decine di variazioni e abbellimenti e Rossini, ironico e imperturbabile, concluse l’esibizione con: “Bravissima!! Ma di chi è questa musica?”


Adelina Patti, ritratto di Franz Winterhalter, 1863

Un caro saluto e alla prossima chiacchierata.
Carlo Boschi
blog@lemuse.or.jp

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