Chi ama la musica, arrivando a Verona si precipita ad acquistare un biglietto dell’Arena: forse per vedere Tosca uccidersi in mezzo a mura romane, antiche quanto quelle di Castel Sant’Angelo!
Ma qui a Verona, la musica ha un’importanza diffusa e abita molti angoli di questa splendida città, non solo il suo monumentale anfiteatro, con la gettonatissima stagione lirica.
Un giro godurioso per le chiese (stupende) e nel Museo di Castelvecchio (sontuoso), svela alcuni segreti che mi piacerebbe condividere.

Cominciamo dagli angeli musicanti. Quelli suonano e cantano dai tempi della Creazione (alla faccia del rumorosissimo Big Bang). Ciaramella e triangolo, per esempio, dovevano esistere già nel Paradiso terrestre, almeno nella fantasia degli artisti rinascimentali.


Cattedrale di Verona: Angeli musicanti, Affresco del XVI secolo

E in terra? Mica si stava in silenzio. Uno degli impegni principali, sotto le volte di queste splendide architetture, era il canto. Il canto corale, quello che cura gli animi e armonizza le differenze.
La fantasia esuberante delle polifonie si riflette nella costruzione degli scranni, cioè dei sedili dove si accomodavano i cantori.


Basilica di S. Anastasia, Verona: Coro ligneo, 1491

Fuori delle chiese, nelle corti medievali e rinascimentali, le pareti dei palazzi lasciavano intendere quanto preziosa e familiare fosse l’arte dei suoni. Un’arte sensuale e salvifica.
Prosperose fanciulle venivano ritratte come moderne incarnazioni delle Muse greche.
Uno spettacolo nello spettacolo: voi musici, che qui suonate su veri strumenti, volete gareggiare con la mitologia? Volete ricreare in queste stanze quella dorata età senza tempo?


Verona, Castelvecchio. Tintoretto: Concerto delle Muse, ca. 1550

E Orfeo? Poteva mancare il miracoloso cantore, in questa geografia veronese della musica?
Certo che no!
Ecco allora dipinta, in un curioso quadro-manga, tutta la sua “biografia”. Orfeo che seduce le fiere con la cetra, perde l’amata Euridice, la riscatta dall’oltretomba con “la voce sua soave”, la perde di nuovo e, infine, viene sbranato dalle Menadi per aver rifiutato ogni rapporto col gentil sesso.


Verona, Castelvecchio. Anonimo fiammingo, La leggenda di Orfeo, ca. 1600


Verona, Castelvecchio. Anonimo fiammingo, La leggenda di Orfeo, ca. 1600 (particolare)

Negli stessi anni, a pochi chilometri da qui, nella corte amica/rivale di Mantova, Orfeo viveva l’incarnazione più fulgida: quella che ne diede Monteverdi mettendo in musica (sublime) i versi di Alessandro Striggio. I mondo musicale non fu più lo stesso. Le Muse ci parlavano di nuovo in armonia, con voci liriche, dalle tavole di un palcoscenico.
Nell’Orfeo di Monteverdi, ad apertura di sipario, appare la dea Musica maestosa. Come in questo piccolo quadro, anch’esso conservato nel Castelvecchio veronese.


Verona, Castelvecchio. Francesco Bonsignori, La Musica, ca. 1490

“Io la Musica son, ch’ai dolci accenti / so far tranquillo ogni turbato core“, canta la Musica di Monteverdi.
Parole sante! A Verona, a Mantova e ovunque voi siate!!


Montserrat Figueras nel ruolo della Musica, in Orfeo di Claudio Monteverdi, direttore Jordi Savall, Barcellona 2002.

Un caro saluto e alla prossima chiacchierata.
Carlo Boschi
blog@lemuse.or.jp

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