Questi giorni di riposo e più sentita spiritualità, sembrano particolarmente adatti per riandare al visionario capolavoro di Franz Liszt, costruito come “Sinfonia sulla Divina Commedia di Dante” (così recita il sottotitolo): la Dante Symphonie.


Copertina della prima edizione della Dante Symphonie, Lipsia 1859

La sontuosa composizione è articolata in tre movimenti: Inferno, Purgatorio e Magnificat.
Perché manca il Paradiso?
“Colpa” (o merito?) di Richard Wagner. A lui Liszt dedica la partitura, composta fra 1855 e 1856. La prima idea di stesura intende rispettare l’ordine delle cantiche dantesche, ma Wagner consiglia una prudente rinuncia al confronto con il vertiginoso misticismo del Paradiso. Si opta, quindi, per una glorificazione più tradizionale della divinità: i primi due versi del Magnificat, seguiti da un Osanna e un Alleluia.  Il che comporta la presenza di un ulteriore elemento di originalità per un “poema sinfonico”: l’impiego delle voci, sotto forma di coro femminile (o di voci bianche) a quattro parti, con andamento omoritmico, in modo da preservare ogni vibrazione della preghiera mariana.


Erwin Hanfstaengl, Ritratto di Franz Liszt. Litografia, 1865 ca.

L’opera nasce in un momento di febbrile creatività e di geniale sperimentazione, per Franz Liszt.
Un anno prima, nel 1854, compone un’altra Sinfonia, assai vicina a questa, sia per ispirazione che per anelito trascendente. Si tratta della Faust Symphonie, anch’essa in tre movimenti ispirati alle sommità letterarie e filosofiche del capolavoro di Goethe.
In quello stesso 1854, Liszt inizia la revisione di alcune opere orchestrali precedenti, denominandole “poemi sinfonici”.
Si definisce così, una forma musicale che coniughi la libertà del soggetto poetico con l’austerità e la densità strutturale della sinfonia. Si intraprende, quindi, una consapevole apertura del linguaggio strumentale al confronto con le altre arti (letteratura in testa) che avrà immensa fortuna nel romanticismo e ancora nel ‘900.


Franz Liszt, Epilogo del Poema Sinfonico Tasso. Lamento e Trionfo, Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1856.

Musicista fremente, colto e innamorato di ogni forma di sapere, Liszt vive immerso nella riflessione sul rapporto della musica con la natura, l’immagine poetica, l’arte figurativa. Lo dimostra, già nel 1838  la raccolta pianistica Album d’un voyageur che confluirà poi nelle Années de pèlerinage. Sono i diari dell’inesausto viaggiatore che annota in musica i segreti percorsi della mente, che riflette di fronte ai paesaggi della Svizzera, all’arte e alla poesia italiane.
In particolare, la lettura della Divina Commedia attrae Liszt fin dalla giovinezza, dagli anni in cui esplora ampi orizzonti letterari accanto all’amata Marie D’Agoult. La Commedia dantesca è per lui una fonte inesauribile di immagini musicali, uno spettacolare succedersi di momenti contrastanti, di orrori e sublimità, di passioni e purificazioni. Lo testimonia già la prima versione della Sonata pianistica Après une lecture de Dante che  porta la data del 1837. 
Liszt progetta una “composizione orchestrale basata sulla Commedia di Dante”, già nel 1839. E inizia a stenderne gli abbozzi fin dal 1843. Ne prevede addirittura una realizzazione scenica: durante l’esecuzione si sarebbero dovuti proiettare i disegni del pittore Bonaventura Genelli, attraverso una lanterna magica. Purtroppo, il progetto non andò in porto, a causa dei costi assai elevati. Quindi, per la prima esecuzione che ebbe luogo a Dresda il 7 novembre 1857 non ci furono né lanterna magica, né disegni. Liszt era sul podio e, purtroppo, l’esecuzione fu un fiasco totale, per la poca preparazione dell’orchestra.


Bonaventura Genelli, Dante e Virgilio incontrano Paolo e Francesca. Incisione per la Divina Commedia, 1856.

Il carattere del lavoro è straordinariamente fantasioso.
Intanto, per la libertà armonica con cui è costruito. Dalla tonalità iniziale di Re minore, che inquadra la sofferta evocazione delle ombre dannate, si giunge alla cristallina conclusione in Si maggiore, armonicamente lontanissima dal Re minore, tanto quanto possono distare le bolge infernali dalla visione mistica del Magnificat.
Ciascun movimento, poi, ha struttura diversa. Quasi narrativo è l’Inferno, suddiviso in veri e propri “episodi figurativi”, fra cui spiccano quelli di Francesca da Rimini e dei Blasfemi. Anche il Purgatorio è articolato in sezioni, ma qui con intento “ascensionale”. Liszt immagina una risalita spirituale del Monte Purgatorio, fino alla sommità del Paradiso Terrestre, attraverso forti contrasti espressivi. Una sezione lenta e contemplativa è seguita da una parte fugata che risolve, infine, in melodie fluttuanti, segnate dalla dolcezza dei fiati.
E sono proprio i fiati ad introdurre, senza soluzione di continuità, il Magnificat, dove l’orchestra, con lunghissimi blocchi accordali, sostiene la preghiera eterea delle voci femminili. L’ispirazione è evidentemente medievale, rivisitazione romantica di quello stile gregoriano che tanto affascina Liszt nel suo percorso compositivo. L’intenzione è anche teatrale, visto che, sulla partitura, viene indicato che il coro rimanga nascosto alla vista degli spettatori, così da risultare ancor più astratto e ultramondano.
Lo straordinario effetto di questo capolavoro è, inoltre, garantito dalla ricchezza orchestrale, in cui gli impasti timbrici dei fiati e la presenza di un armonium garantiscono varietà espressive straordinarie.


Giulio Aristide Sartorio, Madonna del Magnificat, 1895.

Come per moltissime altre opere, Liszt compose una trascrizione pianistica (per 2 strumenti) della Dante Symphonie
La scrisse in contemporanea alla versione orchestrale e fu pubblicata immediatamente dopo, nel 1859. Nel 1860, ne elaborò una
Introduzione, Fuga e Magnificat per organo.


Franz Liszt, Magnificat dalla Dante Symphonie. Coro femminile della Radiotelevisione di Berlino. Berliner Philharmoniker. Direttore, Daniel Barenboim.

Vorrei concludere questa ultima “chiacchierata in blog” del 2019 con i più calorosi auguri di buon anno per tutti. Che siano 366 giorno (2020 bisestile…) pieni di ottima musica e di conseguente felice serenità.

Un caro saluto e arrivederci alla prossima settimana.
Carlo Boschi
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